Verso la salvezza

Udire il cinguettio dei pettirossi, in pieno centro città, aveva del miracoloso.
Osservare alcuni gatti randagi gironzolare liberi per strada, senza più il rischio di essere investiti, quasi mi commosse.
Riuscivo anche a sentire il lieve fruscio delle fronde dei pochi alberi presenti venire accarezzate dal vento.
Il silenzio urbano che si era venuto a creare dopo il decesso degli ultimi umani qui residenti era surreale, ma anche poetico e rilassante.
Io stesso potevo passeggiare in mezzo alle grigie vie di cemento senza essere più soffocato da vampate di smog e urtato dalla molesta presenza dei miei simili.
Ammirai il cielo tinto di un azzurro artistico, inspirai a pieni polmoni e mi godetti quell’uscita di casa dopo tanto tempo di reclusione.
Fu proprio quello a salvarmi: il mio isolamento volontario.
Del resto perché avrei dovuto sprecare tempo fuori dal mio rifugio?
L’umanità aveva devastato il pianeta e avevo perso il piacere di ammirare le bellezze di una natura contaminata e infettata da un germe mortale denominato essere umano.
Ero stato ingiustamente privato del mio diritto di vivere in un ambiente sano, distrutto nel corso del tempo dall’espansione della pandemia di matrice umana.
Ma era stata un’altra piaga a vincere e, ironia della sorte, furono proprio gli umani ad averla aiutata a propagarsi in tutto il globo.
Nonostante le persone avessero cercato di resistere per mezzo di vaccini di vari tipi e misure di contenimento poco efficaci, il sovranovirus era riuscito a mutare in una versione più letale; sebbene fosse meno contagioso del predecessore, il comportamento scellerato e irresponsabile degli umani, così fermamente attaccati a una libertà frivola e triviale, ne aveva decretato la diffusione incontrollata e inarrestabile.
Non seppi trovare una spiegazione logica e razionale per quell’intervento apparentemente divino, ma dentro di me ero consapevole che, in un momento nel quale la rassegnazione aveva preso il sopravvento, la speranza era tornata a splendere dentro il mio cuore.
Perché quella non era la fine, bensì un nuovo inizio.

© VT

Sto tornando, branco di bertucce

Cari spazzoloni del water (per citare un personaggio di youtube davvero saggio), probabilmente vi stavate chiedendo che fine avessi fatto ma sì, sono ancora viva.

Per chi non mi conosce, il mio nome è… キアラ e sono la socia, nonché fidanzata, nonché cerbero di questo blog/blogger. Quiiiindi: OKKIO A COSA SCRIVETE, IO VI VEDO.
Fatta questa importante premessa, avrete senz’altro capito che alla sottoscritta, tutto manca fuorché la follia. E il povero V. ne sa qualcosa…

Probabilmente qualche santo veglia su di lui per proteggerlo dalle mie idee da schizzata.
Per ora tengo a freno i cavalli ma non rilassatevi troppo.

Follemente irresponsabili

Siamo messi davvero male se la nostra società basa il proprio benessere sul poter festeggiare a Natale e a Capodanno.
La ricerca compulsiva delle sperpero di risorse economiche (prese non si sa dove, visto che tutti si lamentano che non hanno più soldi perché non lavorano…) e di oggetti usa&getta acquistati su Amazon, è il chiaro indice della mancanza di spiritualità delle persone.
Possiamo biasimare chi se ne frega dell’aspetto religioso del Natale, ma nemmeno chi attende questo momento dell’anno per assembrarsi con parenti e amici non è da meno.
I credenti, ancora più colpevolmente degli atei, dovrebbero considerare irrilevante l’aspetto consumistico del Natale, così come, proprio perché “vedono” Dio in ogni luogo, si potrebbero reciprocamente avvicinare ai propri cari con delle semplici preghiere e approfittare della quarantena per riflettere su se stessi.
Non condivido chi non rispetta le regole della quarantena e invita a casa gente estranea al proprio nucleo familiare (ogni riferimento a fatti e/o persone realmente esistenti è assolutamente voluto), ma detesto ancora di più quei politici che, supinamente, assecondano i capricci di una popolazione immatura, scellerata e irresponsabile.
Quindi, per favore, smettetela di dire che bisogna salvare il Natale: dobbiamo salvarci dal Natale, semmai.

VT

La follia della libertà

Ci vorrebbe Mussolini, è il caso di dirlo.
Ci vorrebbe il pugno di ferro contro l’irresponsabilità degli italiani, non le dolci carezze di incauti ottimisti quali il Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, e l’infettivologo Matteo Bassetti (che a Genova, in questi ultimi mesi, ha combinato enormi disastri a causa delle sue deliranti farneticazioni sul coronavirus).
Gli italiani stanno già pensando alla becera baldoria natalizia: non si preoccupano del sistema sanitario al collasso e di chi non si può curare perché i pazienti affetti da COVID-19 occupano gran parte delle risorse disponibili.
Non si preoccupano del distanziamento sociale e scommetto che sono già pronti a organizzare ingordi cenoni insieme a cani (parenti) e porci (amici); spero non me ne vogliano né cani né porci, per questa immeritata metafora…
Pensano tutti a tornare alla normalità, una normalità che è indice unicamente dell’imbecillità umana (stavolta non solo di matrice italica).
Non credo in Dio; se esistesse, però, potremmo considerare la pandemia il suo modo di dirci che abbiamo superato il limite.
E allora ben venga questa punizione e tutte quelle che riterrà opportune scatenare per farci abbassare la cresta e condurci, una volta per tutte, alla tanto meritata estinzione.
In quel caso sarei il primo a inginocchiarmi a mani conserte per pregare.

VT

Un cedro dipinge un castoro che scotta

Il criceto eroinomane fuma una sigaretta di cioccolato.
Che poi, io dico: perché, quando un merluzzo sodomizza un avvocato, non c’è mai un trattore che mescola lo zucchero con la colla?
Non è un odore sgradevole?
Quando mangio un lussemburger di soiola, la tazza di vetro che tengo nella ciabatta sinistra piange.
E mi dispiace che rosicchi l’artiglio della lucertola scalza, perché così sembra che il bambino che indossa il detersivo sia lì per compiacere il dente cariato di tuo zio.
Comunque non tutto il mare viene per cuocere.
Va bene così: alla fine siamo tutti dei peti di piuma di ghepardo.

VT

Il decreto della follia

Abbiamo un Presidente del Consiglio che, prima che la situazione precipitasse, non ha avuto il coraggio di dire apertamente: «Cari cittadini, scegliete: o vi prendete la libertà e la responsabilità di ammalarvi – e, forse, morire – o ve ne state tutti a casa senza stressare chi cerca di aiutarvi».
Abbiamo una Ministra dell’Istruzione che, a quanto pare, ha un ego talmente smisurato che si è impuntata sul tenere le scuole aperte perché lo dice lei e così bisogna fare; erano intoccabili, ma ora chiuderanno anche quelle.
Abbiamo imprenditori (tipo il “genio” del Billionaire) che pensa solo all’economia da far girare, così intanto lui intasca altri milioni di euro e la sanità s’indebita ulteriormente.
Abbiamo uno stuolo di sindaci incompetenti, i quali non sanno decidere se comandare o farsi dare ordini dall’alto (tanto per lavarsene le mani in caso di problemi).
Poi abbiamo chi ha capito tutto e consiglia di non fare tamponi agli asintomatici: meno tamponi, meno contagiati.
Ma perché nessuno ci ha pensato prima?
Basta smettere del tutto di farli per arrivare a zero malati, no?

Indubbiamente la pandemia è un grosso problema per chi deve lavorare, studiare e per tutti in generale, visto che, bene o male, abbiamo almeno bisogno di nutrirci quotidianamente.
Allora trattiamola come una guerra: utilizziamo Protezione Civile, ASL e FF.OO. per distribuire a tutti acqua, pane e patate (giusto per non morire di fame) e andiamo avanti così fino alla risoluzione del problema, introducendo il divieto di uscire di casa e accantonando il ridicolo coprifuoco (a che serve metterlo alle 21, se poi la gente si assembra alle 18?).
Riconosciamo l’indennità a chi spetta, che si tratti di malati sintomatici/asintomatici e a chi si deve prendere cura dei malati.
Chiudiamo del tutto le scuole, intanto non si sono mai visti studenti contenti di andarci (manipolazioni giornalistiche a parte).
Portiamo, dove possibile, lo smart working al 100%, meglio ancora se rimborsando almeno il costo della connessione; purtroppo il divario digitale, in questo senso, rappresenta un ostacolo quasi invalicabile e l’ennesimo problema della nostra infrastruttura ha mostrato ancora gravi pecche (basti considerare l’impossibilità ad accedere al bonus mobilità).
Nel frattempo sospendiamo i pagamenti di tasse e bollette, visto che, tranne chi lavora nella pubblica amministrazione, chi non lavora non guadagna soldi.

Sembrava che la prima ondata ci avesse insegnato ad accontentarci di uno stile di vita austero e morigerato, a scapito della lercia baldoria da movida tanto bramata dai soliti imbecilli delle apericene alle due di notte: invece stiamo andando ancora peggio, perché ora ci sono pure gli idioti che manifestano il proprio ingiustificato dissenso.
Volete essere liberi di ammalarvi?
Fatelo pure, ma poi vi manderemo il conto come si fa negli USA e pagherete di tasca vostra il costo completo delle cure.
Ma anche io voglio avere una libertà: quella di trattarvi come appestati e prendere le doverose distanze dalla vostra stupidità, prima ancora che dal coronavirus.
E ditelo una volta per tutte a medici e giornalisti: si dice la (malattia/patologia) COVID-19 oppure il (virus) SARS-CoV-2.
Ma ormai questi discorsi retorici non servono a nulla: per colpa di qualche mentecatto, ora la paghiamo tutti.

VT

PS: La buona notizia è che abbiamo scansato Halloween; speriamo di perdere anche Natale e Capodanno.

Inauguriamo la follia

Anche se stavolta, per esigenze d’anonimato, non mi firmerò per esteso, credo che molti di voi mi riconosceranno dal tipo di contenuto scritto nei miei articoli.
Manco (manchiamo: io e la mia socia di blog) da qualche mese, un po’ perché avevo altre priorità e un po’ perché, da quasi un mese, sono bloccato a casa non per la quarantena, ma per un “incidente” che mi ha provocato delle fastidiose e dolorose piccole ferite a un piede.
Mi ci vorrà ancora parecchio tempo (relativamente parlando) per riprendermi completamente, quindi ne voglio approfittare per tornare a scrivere qui sul blog.

Il nome “Ai confini della follia” non ha un significato particolare: mi piace solo ricordarmi che tutti, io compreso, siamo affetti da qualche saltuario eccesso di smarrimento irrazionale che ci spinge a compiere delle scemenze o, più semplicemente, a differenziarci dalla massa (per repulsione alle convenzionali imposizioni dello status quo, non di certo per acquisire notorietà) con veri e propri atti sovversivi.
Inoltre, la follia, è figlia (o madre?) illegittima di una serie di emozioni strettamente connesse all’isolamento e all’oscurità (con accezione orrorifica, anche se non sempre).
La follia è un’alleata preziosa per la nostra sanità mentale, perché ci costringe a metabolizzare e manifestare una sorta di creatività che compensa la fin troppo persistente e fredda razionalità.
La sua presenza ci rende, talvolta, più fragili e vulnerabili: in poche parole, più umani; ma è proprio in un contesto di tal fatta che possiamo cogliere l’occasione di affrontare le nostre paure o liberarci di vincoli spesso repressivi per il nostro carattere.
Ben venga, quindi, la follia.

Non so ancora che impronta darò ai miei articoli; penso che, alla fine, mi limiterò ad assecondare l’umore del momento, come sempre senza preoccuparmi dell’opinione altrui.
La mia socia di blog deciderà per sé, quindi non parlo a nome di entrambi.
Una raccomandazione: siete caldamente invitati a non scrivere mai per esteso i nostri nomi, così da evitare di essere indicizzati dai motori di ricerca.
Grazie.

VT