Tutti i consigli per stare con una persona più grande di te

Consiglio numero uno: boh.

Fine.


Ovviamente il titolo è provocatorio ma, specialmente all’inizio della mia relazione con Vi, ho ricevuto alcune domande sul perché avessi scelto un fidanzato di due decenni più grande di me.
Detto in sincerità, mi sembra una domanda inutile. Bisogna giustificare l’amore ad ogni costo? 
Non mi sono mai minimamente posta il “problema” della differenza di età con il mio ragazzo (adesso Vi si lamenterà perché vuole essere chiamato uomo 😂). Però ho pensato che spenderci due parole sopra non sarebbe male, considerando l’ignoranza dilagante che c’è attorno ad argomenti simili.


Domande/consigli che mi sono sentita dire:


– Stai cercando in lui la figura di tuo padre?

– Ti senti insicura?

– È molto ricco?

– Io farei attenzione.

– È troppo grande.

– Si vede troppo che è più grande di te.

– Potrebbe essere tuo padre.

– E se ti facesse del male?

– Almeno ha un lavoro ben pagato e sicuro?
Ecc ecc…


Io davvero, se fossi al posto di Vi, sarei già nervosa come una iena e mi verrebbe da dire: ma farvi una manica di casssi vostri?? Oltre a trovare tutte queste osservazioni/domande di cattivo gusto.
A volte mi piace scherzarci su, ma così per ridere. Dal canto mio, vivo la situazione in modo assolutamente sereno e vorrei far capire a coloro che magari possono guardarci dall’esterno, che io non sto con un uomo di 45 anni. O meglio: sì, anche; ma prima di tutto sto con Vi. Con una persona che non possiede solo la sua età come unica caratteristica, ma è molto di più, e ridurlo a “l’uomo più grande di lei” mi infastidisce parecchio.
Ogni tanto è lo stesso Vi a chiedermi: ma a te non pesa la differenza di anni?
Rispondo per tutti: no, perché io sono innamorata di lui come uomo e persona. Fra l’altro, quando si ama, l’amore non coinvolge tutte le caratteristiche più o meno belle di colui/colei che abbiamo accanto?
Se così non è, almeno per la sottoscritta, non è amore. Se quest’ultimo non accoglie e non si prende cura, allora serve a poco.


Voi che ne pensate?

5 film seriamente catastrofici

Nei film prendono sempre molto sul serio le pandemie (muore almeno il 90% della popolazione umana), e non come noi che abbiamo poco più di due milioni di morti su otto miliardi di individui (lo 0,03%, se non ho fatto male i calcoli: praticamente un’inezia…).
Se una cosa si fa, la si fa bene o si lascia perdere, altrimenti si fanno solo figuracce e i misantropi s’illudono per niente.
Sempre nei film – e solo lì, purtroppo – gli umani possono essere sterminati in tanti altri modi originali e gratificanti; l’aspetto negativo (che quasi mai viene evidenziato) è che muoiono anche miliardi di animali, ma già sappiamo che sono considerati esseri viventi di serie B dai registi.
Non sempre ci fanno vedere il risultato di queste apocalissi: il più delle volte ci viene mostrata solo la soddisfacente – e gioiosamente vana – lotta per la sopravvivenza.
Comunque sia, ecco quali sono i cinque film di fantascienza che meglio si avvicinano al mio ideale di estinzione umana; per ovvie ragioni non citerò quelli con un finale positivo nel quale l’umanità, tranne qualche fortunato individuo, continua a esistere (per esempio: The core, The day after tomorrow, etc.).

1) The road (2009)

Tratto dall’omonimo romanzo (che non ho letto) di Cormac McCarthy, in questo film assistiamo all’apocalisse già avvenuta, con sporadiche analessi che ne ripercorrono la decadente evoluzione.
Padre e figlio vivono in un mondo quasi desertico, nel quale la natura è morta o sta marcendo.
I sopravvissuti sono costretti a girovagare nel tentativo di trovare non solo cibo e acqua, ma anche un rifugio sicuro nel quale ripararsi dalle incursioni di bande di feroci cannibali.

2) I am legend (2007)

Anch’esso tratto da un romanzo (che ho letto), ma stavolta di Richard Matheson.
Nel film in questione l’apocalisse è stata scatenata da un virus letale, il quale ha la capacità di tramutare in vampiri (nel romanzo originale) i sopravvissuti infetti.
Il protagonista deve non solo cercare una cura affinché le creature della notte tornino a essere umani, ma è costretto a convivere anche con il lancinante ricordo della famiglia perduta e la solitudine che ne deriva.

3) Knowing (2009)

Predetta da alcuni umani (ma non vi svelo come), la fine del mondo arriva a causa di una devastante eruzione solare che potrebbe estinguere la vita sulla terra.
Gli unici a saperlo, ossia i protagonisti, sperano fino all’ultimo di trovare un modo per scongiurarla, ma la rassegnazione inizia a farsi sempre più largo in loro.

4) Greenland (2020)

In questo film è un oggetto proveniente dallo spazio (a volte viene detto una cometa e a volte un asteroide) a condurre la civiltà umana alla fine.
Il tema è già stato affrontato dai film Meteor, Armageddon e Deep impact, ma non li ho inseriti nella lista a causa del finale positivo.
I protagonisti, pur essendo stati selezionati per essere condotti in un rifugio segreto, sono costretti ad affrontare varie peripezie prima di giungere a destinazione.
Ma, una volta giunti lì, l’esplosione di un aereo destinato all’evacuazione complica ulteriormente le cose.

5) 2012 (2009)

I Maya l’avevano previsto: nel 2012 sarebbe giunta la fine del mondo, anche stavolta per colpa del sole e sempre per mezzo di una tempesta solare (in questo caso è l’interazione tra i neutrini e la materia terrestre a creare disastri).
Sono in pochi a conoscere la verità e a organizzare un piano per la salvezza dell’umanità, ma anche i protagonisti (giustamente, altrimenti non sarebbero tali) intendono sopravvivere.
Per fare ciò, devono scoprire in quale modo i potenti del pianeta possono scampare all’apocalisse.

Guardare film catastrofici mi rilassa e rasserena, perché immagino sempre che l’umanità sparisca da un momento all’altro.
Se deve succedere, è meglio che sia per colpa di qualcosa che non coinvolga anche gli animali e l’ambiente; nella peggiore delle ipotesi, invece, l’importante è che non sopravviva nemmeno un singolo umano.

VT

IT, il seguito

Ci siamo lasciati con Bill e i suoi amici sfruttati che, invece di andare in vacanza come tutti i cristiani, decidono di cercare Georgie in luoghi oscuri e pericolosi.

Quali: fogne, biblioteche medette e persino la casa di Penny. Il quale non la prende troppo bene e temendo di essere derubato, cerca di ucciderli.

Nota mia: dico… ma siete perseguitati da un clown assassino che vuole sgranocchiarvi… E andate a casa sua?? Ma certo, perché quattro mocciosi di merda riusciranno sicuramente a sconfiggere un’entità millenaria assetata di sangue.

Si ragazzi, come al solito ci riusciranno e vivranno felici e contenti fino a IT capitolo due.

Dai Penny, però anche tu. Se te li vuoi mangiare (o qualsiasi altra cosa tu ne faccia), almeno mantieni un’espressione credibile.

Ad ogni modo…

I compari della nostra coraggiosa comitiva sono Bill (che rompe i coglioni a tutti).

Beverly, la zoccola (ce ne deve essere una per aumentare gli incassi)
Ben, la pagnotta. Che Beverly non calcola per tutto il primo film finché non si trasformerà nel tipo di sinistra (ricco, peraltro).

E altri sfigati minori tra cui Stan, l’unico che voleva farsi (giustamente) i cazzi suoi e che per questo muore.

Grazie a una serie di studi di BenPagnotta, i Perdenti vengono a scoprire che il loro affezionato pedoassassino, fa ritorno in città ogni 27 anni e che poi se ne ritorna a dormire per un onesto trentennio non dando fastidio a nessuno.

Ma siccome Bill vuole condurli alla morte fino all’ultimo, seguono Penny in lungo e in largo che, a un certo punto, si sente a disagio e prova a rapire Beverly e poi il cretino sopra citato.

Però il bene trionfa sul male, eccetera eccetera. E quindi, pur non facendo nulla, vincono.

A giusto, mi ero dimenticata di lui: Bullo. Aspirante omicida dall’espressione sveglia che finirà in un istituto psichiatrico finché Penny non lo libererà nel capitolo successivo.

Quindi, per concludere: Penny va in terapia per 27 anni, dopo tutte quelle sevizie subite. Bullo finisce internato. Bill si mette con Beverly per circa 15 minuti, prima che lei lo lasci in cerca di qualcuno di più ricco. Ben viene friendzonato male e sempre Bill, finalmente, capisce che Georgie… È MORTO.

Mamma mia Bill, che perspicacia… Hai fatto solo quasi uccidere tutti i tuoi amici per capirlo. Ma si… Sono cose che capitano a tutti.

Ma……. la storia dei Perdenti non finisce qui, perché decidono di non farsi i cazzi loro nemmeno 27 anni dopo (soprattutto Beverly, alla ricerca di un nuovo conto in banca) e quindi tornano a Derry per dare al povero Penny, il colpo fatale…

5 film horror poco conosciuti

Rendendomi conto di essere, talvolta, lievemente polemico negli argomenti che espongo, ho deciso di aprire una sezione di puro cazzeggio: 5 cose.
In questa categoria verranno inserite le cosiddette, nel gergo, liste della spesa e l’argomento potrà essere qualsiasi cosa mi venga in mente in quel determinato momento.
Perché 5 e non, come è più solito fare, 10?
Perché 10 cose sono troppe e il pericolo che mi rompa il cazzo e molli tutto è elevato.

In questo primo articolo consiglierò cinque film horror tra quelli che ritengo essere non molto conosciuti (quindi niente L’esorcista, Shining e via dicendo), ma che penso siano meritevoli almeno di una visione.
E, per favore, non fate come la mia fidanzata/socia di blog, che ride mentre li guarda… (vedete articolo su IT, anche se a volte, lo ammetto, non ha tutti i torti).

1) Session 9 (2001)

Una ditta di bonifica dell’amianto viene contattata per rimuovere il pericoloso materiale da un vecchio manicomio; presto, però, inizieranno a manifestarsi degli strani episodi e gli operai spariranno senza lasciare traccia.
Se, come me, amate gli ambienti chiusi (al limite del claustrofobico) allora Session 9 fa per voi.
Non si vedono mostri, fantasmi o demoni, ma, la percezione di qualcosa di misterioso che incombe, si respira fin dal primo sopralluogo nel vetusto edificio.

2) Autopsy (2016)

Un anatomopatologo, coadiuvato dal proprio figlio, deve identificare la causa della morte di una giovane ragazza dall’identità sconosciuta; scopriranno a proprio spese che non tutto è spiegabile con un’autopsia.
Altro film dall’ambientazione chiusa e claustrofobica (ancora più del film precedente) e altra minaccia (soprannaturale?) pronta a scatenarsi e a fare la pelle ai protagonisti.

3) The Haunting (1963)

Quattro persone, tra le quali il proprietario della grande dimora e un antropologo, decidono d’investigare sui presunti fenomeni paranormali che aleggiano all’interno della casa; le loro più ancestrali paure emergeranno e metteranno a dura prova la loro sanità mentale.
Sebbene non sia un patito di film in bianco e nero, quello in questione ha il pregio di creare una costante sensazione d’ansia nello spettatore, anche per merito di spaventosi effetti sonori.

4) The possession (2012)

Due ragazzine, figlie di genitori divorziati, vanno a trascorrere qualche giorno nella nuova casa del padre; visitando un mercatino dell’usato, una delle due s’imbatterà in una vecchia scatola di legno che non contiene solo polvere.
Come dice il titolo stesso, ci troviamo di fronte all’ennesimo caso di possessione demoniaca; tuttavia, nonostante il tema sia ormai abusato, il film riesce a creare il giusto grado di tensione.

5) Man in the dark (2016)

Tre giovani scapestrati, nel tentativo di fuggire dalla miseria delle rispettive vite, decidono di tentare un furto ai danni di un veterano di guerra rimasto cieco in seguito alle ferite riportate; inconsapevolmente, però, si renderanno conto di aver sottovalutato il padrone di casa.
Questo film spiazza di continuo lo spettatore perché, proprio come i protagonisti, anch’egli tende a immaginare una situazione, tutto sommato, priva di troppi rischi.
Proprio per questa ragione sarà ancora più facile imbattersi in situazioni impreviste e spaventose.

Non ho scritto delle recensioni perché non mi va di sviscerare i film e cercare significati reconditi, metafisici, filosofici o allegorici (che, spesso, sono puramente inventati di sana pianta da presunti esperti del settore).
Si tratta solo d’intrattenimento e tanto basta: perdiamo meno tempo io che scrivo e voi che leggete.

Conoscete questi film?
Quali sono i vostri horror preferiti?

VT

IT…

Chi non conosce IT? Il pagliaccio divora bambini, comodini e altre cose che normalmente cadono nelle fogne di una qualunque città.

Su questo amabile mattone di 4 miliardi di pagine, è stato fatto un adattamento cinematografico nel 1990 e poi nel 2017 (con tanto di seguito nel 2019).

Ma entriamo nel vivo della storia…

Georgie, un bambino piccolo, indifeso e anche un po’cretino, viene fatto uscire da solo verso le 8 di sera, in condizioni di pericolo, luce precaria e possibili incidenti.

Ed eccolo qui, dopo aver preso una craniata su una transenna visibile a 170 metri

Il fanciullino insegue una barchetta di carta fatta dal fratello maggiore, Bill. Il quale vuole togliersi Georgie dai coglioni e gli rifila quella cacata.

Ma, improvvisamente, il foglio spiegazzato cade in un canale di scolo in grado di inghiottire acqua, bambini, cani e auto. Ed è lì che Georgie farà il primo e ultimo incontro con Pennywise, altrimenti detto IT perché non riuscivano a ricordarsi il nome.

Dai Georgie ma è un pedofilo, si vede… Va beh andiamo avanti.

Penny conquista il bambino dicendogli qualche cazzata sul circo e lo invita a riprendersi la barchetta. Georgie è combattuto: teme l’ira del fratello, in caso dovesse perdere l’indispensabile barchetta di carta igienica che stava semplicemente seguendo il suo destino. E così tenta di afferrarla…

Intanto: una vecchia che abita accanto al tombino, vede Georgie inginocchiato in mezzo al diluvio universale e contenta che stia per essere ucciso, torna dentro a bersi un the.

Noncurante delle grida disperate del bambino, a cui Penny ha mozzato un braccio (lasciando una strisciata di sangue)

La vecchia continua a farsi i cazzi suoi uscendo giusto per controllare che Penny abbia svolto bene il suo lavoro di pedoassassino.

La storia riprende un anno dopo l’accaduto, raccontando le sfighe di Bill e i suoi amici. Sentendosi in colpa, il ragazzo tenta in ogni modo di trovare il fratellino, ipotizzando che possa essere ancora vivo e sguazzante in qualche cumulo di merda. I genitori, felici di non dover più dividere l’eredità tra due figli, cercano di disuadderlo dalle sue fantasie. Ma Bill non demorde e costringe quei poveracci degli amici a continuare la ricerca…

TO BE CONTINUED…🤡🩸🚾

Bloquiz storia

Quando è nato il dittatore Adolf Hitler?


1- 1901

2- 1895

3- 1889

4- 1876

Quando avvenne la sconfitta di Waterloo?


1- 1814

2- 1821

3- 1803

4- 1815

Quando avvenne l’eruzione che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia?


1- 71 d.C.

2- 79 d.C.

3- 105 d.C.

4- 56 d.C.

La banalità del dolore

Ciro aveva dieci anni quando si gettò dalla finestra della casa nella quale abitava.
Era un appartamento malandato e insalubre sito al sesto piano di un condominio abitato in prevalenza da immigrati e persone a basso reddito.
Nonostante ciò, ad aver spinto il bambino all’estremo gesto furono i genitori adottivi: due essere spregevoli che avevano inferto a Ciro ogni tipo di inenarrabile abuso fisico e psicologico.
Quella non era la prima morte di Ciro, o meglio: non era la prima volta che, l’anima adibita a occupare quel corpo, si era spinta al suicidio.
In quasi duecento anni, quell’entità astratta si era reincarnata in corpi di individui dalla sorte grama.
Una volta si era trattato di Manuel, un muratore ecuadoriano che viveva in una bidonville; il lavoro scarseggiava, ma la fame era perennemente presente.
Ultimo di cinque fratelli – e con genitori irresponsabili che non pensavano alle conseguenze di far nascere dei figli che non erano in grado di mantenere –, si era tolto la vita quando un ricco signore inglese gli aveva offerto soldi per mantenere la sua famiglia: in cambio Manuel avrebbe dovuto cedere i propri organi vitali per permettere al figlio del ricco inglese di sopravvivere a un grave incidente.
In seguito l’anima si era reincarnata nel corpo di Sandra.
La ragazzina, dedita all’abuso di alcolici e droghe pesanti, era una star di Internet e idolatrata da centinaia di coetanee.
Partecipava in diretta a pericolose sfide nel tentativo di guadagnare fama e successo.
L’ultima, scattare un selfie nei pressi di un treno in arrivo, le era stata fatale.
Le sue seguaci, ignoravano che Sandra si era lanciata di proposito sui binari al sopraggiungere del treno: la tensione di dovere e volere essere costantemente al centro dell’attenzione l’avevano logorata.
La serie di tragiche morti scaturite da misere condizioni di vita, iniziata con Manuel e Sandra e conclusa con Ciro, aveva preso via via i nomi di Hikari, Arthur, Penelope, Diego e Susan, oltre al gatto Vlad, al cavallo Sigur e al ragno Alfred.

Ogni volta che un’anima lasciava un corpo defunto, la memoria delle vite precedenti tornava prepotentemente a galla; fino alla successiva reincarnazione, inoltre, manteneva l’aspetto e il nome dell’ultimo corpo posseduto.
Dopo aver abbandonato il corpo di Ciro, l’anima proseguì il proprio volo laddove tutte le anime attendevano il momento di prendere possesso di un corpo: nel Limbo del Silenzio.
A occuparsi di loro c’erano altre entità immateriali conosciute come angeli.
Questi ultimi avevano il compito di smistare le anime nelle varie zone dell’universo, contribuendo a mantenere equilibrio, ordine e disciplina.
Quel giorno, anziché attendere diligentemente il proprio turno, Ciro si avvicinò all’angelo custode delle anime della Terra – le anime di una determinata zona non potevano essere assegnate a un’area differente – e presentò le proprie rimostranze:
«Angelo, perché mi fai reincarnare sempre in persone povere o sofferenti? Per questa volta non puoi fare un’eccezione e consentirmi di vivere un’esistenza rispettabile e felice?».
L’angelo, il quale non si era mai ritrovato in una situazione analoga, spiegò a Ciro il funzionamento della reincarnazione:
«Io non dispongo di alcun potere decisionale in tal senso. Non scelgo deliberatamente di farti nascere in una famiglia di reietti: quello spetta alla tua impronta dell’anima».
«L’impronta dell’anima?», domandò Ciro, non conoscendo la terminologia della reincarnazione.
L’angelo, cercando di sintetizzare per non perdere tempo, gli raccontò il procedimento:
«L’impronta dell’anima ti costringe a reincarnarti in corpi ai quali toccano a tutti la medesima sorte: nel tuo specifico caso, si può dire che tu sia destinato a soffrire. La prima reincarnazione è sempre casuale, ma condiziona inevitabilmente tutte quelle successive. Non c’è modo di liberarsi da questo vincolo convenzionale: le leggi della reincarnazione sono immutabili ed eterne. Mi dispiace, non posso fare nulla per te. Però posso limitarmi a un consiglio: accontentati. Prova a vedere il lato positivo anche nel non avere alcun motivo per essere felice. Alcuni individui ci riescono e vivono un’esistenza all’insegna dell’apatia e della passività».
«Ma io sono stanco di soffrire… Sono stanco di vivere nell’illusione di poter migliorare la qualità della mia vita… Sono stanco di vedere sogni e desideri infrangersi e crollare dinanzi ai miei occhi…», sottolineò Ciro, ormai stremato dall’ineluttabile fato avverso. «Anche se a ogni rinascita perdo la memoria delle vite precedenti, avverto il peso del dolore accumularsi e diventare sempre più schiacciante e insostenibile… Non puoi fare qualcosa per me? Preferirei addirittura che non mi facessi più rinascere… Vorrei tanto smettere di soffrire, di piangere, di essere sfiduciato, di avere paura…».

L’angelo si adagiò in una pausa riflessiva. Ciro non era a conoscenza che, anche quelle entità spirituali, potevano agire entro determinati limiti, dovendo rimanere imparziali.
Rimasero entrambi in silenzio, fino a quando l’angelo tentò un ultimo disperato tentativo per far sì che Ciro fosse in grado in accettare il proprio destino:
«Come ti ho già spiegato, non ho modo di direzionare la tua reincarnazione. Però mi è consentito applicare una clausola, se così possiamo chiamarla. Vuoi sapere qual è?».
Ciro annuì speranzoso.
«Posso privarti della tua impronta dell’anima», spiegò l’angelo, così convinto di far desistere Ciro dal proprio intento. «Senza di essa ti reincarnerai in un oggetto inanimato, come una sedia, una lampadina o un sasso. In via del tutto ipotetica, potresti anche vivere secoli o millenni a osservare il nulla. Solo per farti un esempio, potresti reincarnarti in una roccia situata nelle profondità oceaniche. Ma attenzione: sappi che manterrai la tua consapevolezza e non potrai più lasciare quel corpo, se non dopo la sua completa distruzione. Non proverai dolore, ma non manterrai nemmeno quelle emozioni che provocano benessere spirituale. Sei sicuro di volertene privare, per quanto labili e incostanti tu le possa percepire? Ti rammento che la prima reincarnazione è casuale e quella determinerà tutte quelle successive. Ah, c’è un altro dettaglio importante che devi conoscere: una volta persa l’impronta dell’anima, non te ne verrà mai più assegnata una, quindi rimarrai ancorato per sempre agli oggetti inanimati».
«Non è obbligatorio provare emozioni; vorrei che non lo fosse nemmeno esistere, ma vedrò di accettare la situazione. Bene, sono pronto: finalmente smetterò di soffrire». esclamò convinto Ciro.
L’angelo esaudì la richiesta e l’anima cessò di avere le sembianze e il nome di Ciro.

Nessuno sapeva dove sarebbe finita quella triste e infelice entità spirituale: l’ultimo pensiero del trapassato Ciro fu che, finalmente, si era liberato del soffocante fardello della vita.
Se avesse avuto il viso e le labbra, avrebbe sicuramente sorriso.

© VT